Look Back è, anche nel formato, un film strano. Tratto dal manga “one-shot” di Tatsuki Fujimoto (2021) è divenuto nel 2024 un apprezzato anime diretto da Kiyotaka Oshiyama, della durata di 60 minuti. Una sorta di mediometraggio, dunque, che però nel suo scarso minutaggio racconta due vite intere, quelle di Fujino e Kyomoto, che stabiliscono dopo un iniziale attrito una bella amicizia accomunata dalla passione per il disegno e la scrittura di manga. Un tragico scherzo del destino, tuttavia, cambierà drasticamente tutto.
Quello che, mi pare, è apprezzabile di Look Back ha a che fare con il suo essere un delicato “slice of life”, genere il cui successo giapponese si è riversato in occidente a tal punto da fondare un’estetica specifica, che ha di fatto coperto un vuoto. Da “noi” storie di questo tipo, in cui a essere enfatizzata è l’ordinarietà della vita, semplicemente non esistono (o esistevano), almeno in riferimento al target adolescenziale e young adult. Però bisogna fare un passo avanti, perché c’è un non detto, un inganno di fondo. È vero, le storie giapponesi slice of life sono storie di vite comuni, coi loro momenti di noia, con le loro fragilità e così via. Ma è anche vero che non possiamo ignorare il fatto che queste storie siano ammantate di una forma di “specialità residua”.
I personaggi, ivi compresi quelli di Look Back, non sono per davvero ordinari, quanto piuttosto rappresentano il topos dell’ordinarietà. Ma di fatto ci vengono presentati come speciali, almeno abbastanza da meritare la nostra attenzione. E non è cosa da poco. Fosse anche solo per l’intensità dei sentimenti, a tratti quasi pornografica, che contraddistingue i personaggi di questi film e serie.
Con ciò non voglio naturalmente suggerire un giudizio negativo. Piuttosto vorrei implicare due possibili conseguenze: la prima è che lo stile di vita, da un punto di vista emotivo, rappresentato in film come Look Back mi sembra stia attecchendo rapidamente da noi. Questi film insegnano in effetti un modo di sentire, più che di vivere. Questa cosa andrebbe provata, registrata, e capita. Da un punto di vista valoriale, invece, nulla di nuovo: emerge come in buona parte di questo tipo di prodotti una sorta di lotta fra l’importanza della determinazione individuale per raggiungere i propri obiettivi e l’ingerenza di un destino crudele.
La seconda riguarda invece il successo enorme che la “nipposfera” ha da noi. Se fate due passi in una grande libreria noterete il moltiplicarsi di titoli di autrici e autori giapponesi. La qual cosa non è per forza negativa, ma viene da chiedersi: non ci sono anche, allora, autori kazaki, congolesi, boliviani? Inoltre, cosa cerchiamo davvero quando ci rivolgiamo a quel tipo di immagini e di immaginari? Siamo davvero sicuri che lo slice of life non possa esistere se non in Giappone? Dicevo all’inizio che l’animazione e i manga giapponesi hanno sicuramente messo una toppa, identificato una sacca vuota nel mercato culturale occidentale. L’ontologia non ha buchi. Ma non è che, forse, questa sia anche una conseguenza di una certa pigrizia generalizzata? In letteratura esistono moltissimi esempi di slice of life. Non è La coscienza di Zeno un romanzo slice of life? Non lo sono Gli indifferenti di Moravia, Pastorale americana di Philip Roth, Sinfonia pastorale di André Gide, e migliaia di altri?
So cosa penserete, e cioè che questo è un discorso da boomer, che sto facendo la classica gerarchia delle arti per sostenere che la letteratura è meglio del fumetto. Ma figuriamoci, per carità di Dio. Io vado pazzo per i fumetti, e Look Back mi è pure piaciuto. Ma continua a non persuadermi del tutto quest’atteggiamento totalizzante che vedo sempre più diffuso, come a dire che il mondo dell’animazione giapponese e dei manga in qualche modo rappresenta sempre il nuovo o il meglio. Se ci fermiamo a Look Back secondo me allora ci perdiamo dei pezzi, e pure grossi. Bisogna guardare Look Back o quel che vogliamo, ma con l’onestà di dirci che non può essere tutto lì. E quindi colgo l’invito del film, e anche io, dopo averlo visto, provo a guardarmi indietro.

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