Mi è capitato fra le mani un volume eccezionale (anche nel senso etimologico del termine): Dizionario del cinema immaginario: i film che esistono solo dentro i film (Alberto Anile, Lindau 2019). Il libro parte da un tema che mi ha sempre affascinato: che rapporti ha il cinema con il cinema? Lo sappiamo, quella della metacinematografia è una ossessione contemporanea, tanto che in effetti oggi la questione ha un po’ stancato. Se anzi proviamo a osservare al famoso “cinema che pensa se stesso” guardando alla volumetria della sua Storia avremo immediatamente prova di come il tema sia antico, antichissimo. Il presente, come sempre, non fa ostaggi né prigionieri, ed è il vero despota dell’appropriazione culturale, facendoci credere di essere epoca di scoperte quando in realtà è spesso solo luogo di rimasticazioni.
Anile tuttavia non si limita alla speculazione teoretica, ma fa un lavoro certosino e circoscritto: indagare quei casi di “film nei film”, tanti, sparsissimi, e ora finalmente raccolti in un unico luogo, che in qualche modo immaginano un cinema – spesso con tutti i crismi – che abita il mondo cinematico stesso. Siamo così di fronte a un dizionario (a mo’ di Morandini, Mereghetti o Farinotti), solo che ci troveremo dentro film immaginari, ospitati da film reali. A fondo libro compare in effetti un “Indice dei film reali che ospitano film immaginari”, e così possiamo trovar la scheda di Sesso sfrenato, che “si vede in” Blow Out di Brian De Palma.
L’autore tratta una giocosissima questione in maniera molto seria. Già solo la costruzione del corpus è stoico atto di pregio. Un corpus vasto, 390 film, in cui ci si può tuffare con divertimento (sebbene alle volte qualcosa – raramente – non si trovi, ma a questo punto, aperta la pista, è solo questione di attendere una updated version). Ma poi i film non sono meramente elencati, bensì filmografati con metodo, come chiarito nelle Istruzioni per l’uso. Per finire nel dizionario bisogna che siano soddisfatte due condizioni di partenza: 1. Il film reale deve essere stato prodotto per la sala e 2. Il film immaginario deve avere, almeno, un titolo, che compaia in qualche modo e da qualche parte. Così per ogni film-nel-film, come si conviene, abbiamo titolo originale (se straniero), nazionalità, anno, indicazione se a colori o in bianco e nero e nel caso muto, tutti i dati di produzione esistenti, il voto nel classico sistema da una a cinque stelle (a meno che il film non sia “incompiuto” o “perduto”, cioè se ne parli nel film reale ma non venga mostrato), la ricostruzione più o meno immaginifica della trama, una critica, e infine indicazioni relative al film che lo “ospita”.
Il Dizionario del cinema immaginario è così un lavoro ibrido, anche nel metodo. Da un lato di filologia strenua, per quanto riguarda il reperimento e la ricostruzione, dall’altro di fantasia sbrigliata, se si immagina di fare una critica cinematografica a “film” di cui magari vediamo poche inquadrature, in un piccolo televisore inserito dentro una scena significativa di un grande capolavoro. Per il lettore è un’esperienza spassosissima, da fare tutta d’un fiato o da sorseggiare alla bisogna. Il libro entra a pieno titolo nella sezione dizionari di cinema della nostra libreria, fosse anche solo perché vi si complementa in maniera puntuta. E perché ci conferma ancora una volta, e come se ce ne fosse il bisogno, che il cinema e i film sono fatti assolutamente prismatici, dai quali infiniti fasci di luci variopinte fuoriescono, molte delle quali aspettano ancora, pazienti, di essere vedute.

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