Lamæntinus

Cose di cui francamente nessuno sentiva il bisogno

Blink Twice e il cinema neo-amazzonico

ALERT SPOILER!!!

ALERT SPOILER!!!

L’opera prima alla regia di Zoë Kravitz è un film a tratti avvincente, e a tratti convincente. Frida, cameriera spiantata, viene rimorchiata dal supermilionario Slater King. L’uomo vanta un passato di scandali, ma si è ravveduto, è diventato empatico e sensibile, e si porta Frida sulla sua meravigliosa isola privata, assieme a un manipolo di amici e amiche. Scorrono così giornate liete, fra un tiro di canna e una partita a nascondino, ma qualcosa di strano è nell’aria. Che cosa? Le ragazze di notte vengono drogate, violentate, e il mattino dopo non si ricordano più un bel niente. Frida, però, riesce non si sa bene come a ricordare, si vendica facendo una strage e, infine, ricambia Slater King con il più classico dei contrappassi.

Il film rientra in quello che chiamo “cinema neo-amazzonico”, declinazione contemporanea del revenge movie in salsa femminile-femminista, che prevede un certo schematismo di fondo. Gli uomini (o i maschi) di Blink Twice sono tutti, nessuno escluso, degli schifosi. Le donne (o le femmine) di Blink Twice sono tutte, nessuna esclusa, delle vittime. L’unica soluzione è una sorta di “risveglio”, nel senso letterale del termine nel caso del film, di massa, che coincide con una versione ammodernata della legge del taglione: quel che mi hai fatto, io ora ti faccio. “Neo-amazzonico” perché la rivalsa femminile si ha nella riscoperta di una sorta di vena da guerriera, e il campo di gioco è quello dello scontro fisico. Nessuna via di mezzo, né nella rappresentazione né nella soluzione del conflitto.

Per inciso: sto rilevando, non sto – per ora – giudicando. Mi sembra che il protocollo della neo-amazzone sia piuttosto comune, nel postmoderno, dalla sposa tarantiniana a Revenge di Coralie Fargeat (2017). E anzi proprio il film di Fargeat viene in mente come sorta di modello fantasma quando si guarda quello di Kravitz.

Ora: questa cosa della “neo-amazzone” non è che sia propriamente una novità. Negli anni ‘70 l’ebbrezza dello slasher film e la gran copia di final girl su grande schermo avevano generato una sorta di risposta doppiamente di genere (gender+genre) nel filone cosiddetto rape and revenge. Un caso archetipale è Non violentate Jennifer (Meir Zarchi 1978), che presenta un arco tipico, di fatto lo stesso di Blink Twice: stupro + sopravvivenza + vendetta violenta. Kravitz in buona sostanza non inventa davvero niente, ma ha il pregio di riportare con una certa fedeltà ideologica quello che è un mito antico nel cinema, e che ha senso solo se letto per la sua manifesta esagerazione. Il paradigma di fondo, quello di un’umanità divisa in maniera manichea da un punto di vista sessuale, che pure è condiviso da alcuni pensieri filosofici contemporanei, continua a sembrarmi dubbio. Ne capisco l’iperbolicità, ma mi sfuggono due punti essenziali: l’onestà intellettuale di chi li propala fuor di metafora, e la strategicità stessa di una polarizzazione discorsiva del genere.

Mi viene sempre in mente, quando si entra in questo discorso, un film di Louis Malle del 1975, perla nascosta, criptica, eppure ben più capace di anticipare una serie di tematiche oggi per noi fondamentali. Si tratta di Luna nera, e inizia come segue: nel mondo è in corso una sanguinosa guerra, fra due eserciti, che si odiano vicendevolmente a morte. Da un lato gli uomini, dall’altro le donne. Hai presente Maschi contro femmine (2010) di Fausto Brizzi? Ecco, una cosa del genere, ma bello.

Tornando, infine, a Blink Twice. Dicevo all’inizio che il film è a tratti avvincente, a tratti convincente. Ecco spiegato perché solo a tratti: il film si fa guardare, e nella costruzione generale è anche a tratti, appunto, succulento. Il punto à che bisogna, come dire, accettare il presupposto di partenza, una polarizzazione strenua, che pretende in un certo modo di rappresentare tutto, tutti, tuttɜ. Questo riduzionismo di fondo, basato su una distinzione così violenta dei ruoli di genere, buone da un lato e cattivi dall’altro, è provocatorio (e questo ci piace), ma anche problematico (e questo non so quanto ci piace) se preso troppo seriamente. Comunque, per me, al netto di tutto, tutti, tuttɜ, è parso comunque un film gradevole.

+

Lascia un commento