Lamæntinus

Cose di cui francamente nessuno sentiva il bisogno

“TO EASY LOL”: per amor di battuta

Tipo Papillon, ma sarcasticamente.

Pochi giorni fa, una decina di detenuti è evasa dal carcere di New Orleans, facendo un buco dietro il muro di un WC. Non certo degli stinchi di santo, a dirla tutta, visto che alcuni di loro erano dentro per omicidio. E, ad oggi, sono ancora latitanti.

Qualcosa, però, non può che renderceli simpatici, dal momento che, prima di abbandonare la loro cella, hanno deciso di lasciare una serie di messaggi sul muro stesso, fra cui la scritta (ancor più divertente nella sua, forse volontaria, sgrammaticatura) “to easy lol”, con tanto di freccia a indicare il foro da cui se la sono poi svignata.

Si provi, per un attimo solo, a immedesimarsi nella situazione, che tanti film ci hanno descritto. Si immagini la concitazione, il senso di pericolo, il sentimento che anche un solo minimo imprevisto possa far andare tutto per il verso storto. Evadere da un carcere può mettere emotivamente molto alla prova. E ora si colga la significatività di quello sfottò: il piacere dell’ultima parola, il buffetto sarcastico che rappresenta. Questo è a tutti gli effetti l’amor di battuta, per il quale addirittura si è disposti a perdere l’occasione di una vita, a farsi licenziare, a morire.

Ogni tanto, su internet circolano — spesso da fonti ridicole — le ultime parole che personaggi famosi avrebbero pronunziato prima di morire. Stoccate finali, istanze terminative da interpretarsi come lasciti definitivi, o definitivi sassolini tolti da quelle scarpe vitali che non serviranno più. Ma questi carcerati americani, a mio avviso, hanno fatto qualcosa di più grande, proprio perché, nel tempo del loro graffito, c’è un sensibile aumento di rischio, che hanno voluto correre. Forse che hanno dovuto correre, per significare in maniera precipua la loro istanza di libertà riconquistata. Un classico della sociosemiotica contemporane di Eric Landowski si chiama Rischiare nelle interazioni, e sensatamente individua un rapporto chiaro fra rischio e sensatezza (più rischiamo nella vita, più potremmo saggiare delle conseguenze significative, in peggio ma anche in meglio).

È questa, in fondo, una lezione di filosofia hacker, al di là delle tecnicalità poi attribuite al lemma. L’hacker è chi non si limita ad aggirare le regole, a imbrogliare il sistema. Ma anche te lo vuole fare sapere: che te l’ha fatta sotto al naso. Che ha scovato la tua breccia, aprendo un varco di possibilità dove tu avevi posto un muro. Proprio come i carcerati americani, che con un buco dietro a un gabinetto se ne sono andati, tenendoci a dire che è stato anche fin troppo facile. Che se ne fregano del nostro muro.

Una battuta che avrebbe potuto costargli cara (e che senz’altro cara gli costerà, man mano che li ripescheranno). Ma, appunto, per amor di battuta.

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