Lamæntinus

Cose di cui francamente nessuno sentiva il bisogno

Scrollano missili nei nostri cieli digitali

Sui malesseri – personali e civili – dell’infinite scrolling.

Il presente è un orrore. Da qualunque punto di vista lo si guardi, il risultato non cambia. La geopolitica globale ci appare come una di quelle padelle usa e getta per i popcorn che si trovano nei supermercati e nei film americani, quelle che si mettono sul fuoco e si gonfiano a dismisura, facendoti temere che scoppieranno, mentre dentro i chicchi di mais già stanno cambiando forma e scontrandosi fra loro.

Questo orrore, tuttavia, non ci sconvolge mai per davvero. O meglio, magari come singoli soffriamo, a intensità variabili. Siamo indignati, spaventati, furiosi. Ma a livello sistemico si fa del nostro meglio per proseguire nelle nostre attività, per preservare la sacralità del quotidiano. Se anche prima o poi da qualche parte si detonasse un ordigno atomico, evento che ad oggi interpretiamo come il più grave possibile, siamo allora certi che questo sarebbe capace di scuoterci dalle nostre faccende?

Questa mancanza di presa sulla realtà non è solo colpa nostra. È la realtà a essere mutata, a essere divenuta, in qualche modo, meno presente a se stessa. Prendiamo il caso dei missili che svolazzano in questi giorni fra Iran e Israele. La situazione è obiettivamente gravissima. Ma molti di noi di questa situazione si avvedono su TikTok, ove la logica è quella del bastone e della carota. Nel video prima hai la dichiarazione definitiva del decadimento dell’umanità, in quello dopo una tenera oca con i suoi piccoli che attraversano il fiume. In quello dopo ancora la challenge del momento, Guess my fart, in cui fra coppie e amici ci si sfida a indovinare il suono delle reciproche flatulenze. “L’amore è una scoreggia del cuore”, recita una citazione del film generazionale Santa Maradona (Marco Ponti, 2001).

In questa riduzione dell’informazione a una marmellata marcescente si ravvisano alcuni vincitori, che chiaramente non siamo noi. Il cosiddetto doom scrolling arricchisce alcuni e impoverisce altri. Ci rende più poveri di sonno, ma anche di salute mentale e di coscienza. Perché, nell’annacquare la gravità del presente in un fluido ove tutto è uguale a se stesso, si ottiene lo stesso risultato di quando da piccoli, mescolando i colori dei pennarelli, l’esito era un marrone respingente. Ma, parrebbe, al contrario noi da questo marrone siamo attratti, perché in fondo educati alla coprofagia, la cui conseguente tenia ci si infila sibillinamente fra le meningi, consumandoci il cervello. Gettandoci in un perenne stato di ansia e di mestizia, fintamente curata dal mezzo stesso.

I proclami digitali sono ridicoli, per cui metterò in coda (in cauda venenum) questa mia piccola decisione. Quella, cioè, di disinstallare TikTok, per provare in minima parte a smantellare il malessere che da questo, inevitabilmente, deriva. E anche perché, se voglio provare a capirci qualcosa – senza anestesie (che fanno il doppio del male) – dell’orrore kurtziano dell’oggi, preferisco che non sia mediato da un meme o intervallato con video in AI in cui le persone diventano ortaggi.

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