Lamæntinus

Cose di cui francamente nessuno sentiva il bisogno

A(h)I caramba! Le intelligenze artificiali e la crisi della nozione di “motore di ricerca”

Sulle cose di cui non ci accorgiamo, ma che sono importantissime.

Le AI dominano, simultaneamente, l’orizzonte informatico e quello discorsivo. Quando vanno usate e quando no? Come funzionano? Cosa potranno fare? E poi? Mi pare tuttavia che un tema, enorme, sia spesso trascurato, lasciato a macerare nell’ombra, nel favore delle tenebre, come fosse un dettaglio irrilevante. Non so se perché non visto, sottostimato, o colpevolmente ignorato.

Mi riferisco al fatto che le utilissime AI oggi vengano implementate, secondo una moda preoccupante, ben oltre i confini della loro utilità. Pensiamo agli LLM, cioè a ChatGPT (oggi sostanzialmente iperonimo di AI), Gemini, e compagnia cantante. Oggi questi sono non soltanto collocati in certe piattaforme, ma si presentano come pervasivi. Dai frigoriferi ai sistemi operativi, tutto sembra essere AI-based. Il segnale è inquietante, come a dire che l’AI sia sempre, comunque, e acriticamente un miglioramento. Ma sarà vero?

Per Google non è esattamente un periodo d’oro. Fra qualche tempo c’è da giurare che in uno di quei video con la linea del tempo velocizzata che mostra l’avanzata di certi brand (il confronto fra vendita di Nintendo e Playstation Sony nel corso delle loro reciproche Storie, ad esempio), potremo vedere la totale dominazione di Google messa alla dura prova dall’avvento dei prodotti OpenAI. Si è parlato, in effetti, di una crisi del colosso guidato da Sundar Pichai, ma oggi – ahinoi – non è facile capire come stiano veramente le cose. Quello che è certo però è che fare una ricerca su Google è diventato più complesso rispetto a qualche tempo fa, in un certo senso rilevando un effettivo abbassamento di efficienza (almeno se si è utenti un po’ sopra l’utilizzo più basilare).

Provate a cercare qualcosa, qualsiasi cosa, a partire dalla home di Google, come si faceva un tempo. Provate cioè a usare Google per il suo scopo originario, quello per il quale è nato, come motore di ricerca. Ebbene la pagina risponde, da qualche settimana, proponendovi una sorta di riassuntone-rielaborazione, fatto con Gemini, su modello un po’ ChatGPT un po’ NotebookLM. Provate a chiedere a Google, che ne so, “quanto fa ingrassare il vino?”, ed ecco che la risposta sarà fornita attraverso una “AI overview”, che occupa quasi interamente la schermata, relegando i link tradizionali in basso, con tanto di disclaimer finale: “Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori”. Solo sotto, cioè in posizione di minore rilevanza rispetto alla risposta di Gemini, compare il classico elenco di siti.

Sì, è vero, nelle informazioni della “overview” è indicato, con il consueto simbolo, il modo di risalire alla fonte. Ma quali fonti adotta, come le interpola, in che modo costruisce la risposta Google? E soprattutto, l’utenza media si porrà questi quesiti?

Questo cambio nello user experience design, che come sempre non è stato presentato o discusso, ma semplicemente implementato e imposto, che fine fa fare alle logiche di utilizzo del motore di ricerca, che tali sono state per quasi un trentennio (pur certo, con tutto un mondo di cambiamenti interni, nelle dinamiche di indicizzazione, nei SEO e così via)? Cosa significa perdere la nozione di motore di ricerca?

Direi, tanto per cominciare, che significherebbe un intero cambio di paradigma nel nostro modo cognitivo di interpretare il reperimento delle informazioni online. E la cosa più spaventosa è che se così ha funzionato per molti decenni, ora le cose cambiano in maniera repentina e soprattutto come se si trattasse di una sfumatura. In questa guisa oggi funziona il progresso, si fa strada in maniera trasparente, e come in un soffio soppianta non solo strumenti, ma interi modi di funzionamento del nostro pensare. Almeno per questi ultimi dovremo fare lo sforzo, credo, di agire come sentinelle. Non con ciò automaticamente escludendo potenziali rinnovamenti, ma quantomeno provando a capire come agiamo, come abbiamo sempre agito, e perché da un giorno all’altro abbiamo smesso di farlo. Perché non è scontato.

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