Lamæntinus

Cose di cui francamente nessuno sentiva il bisogno

E se ci servissero più episodi filler?

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Il mondo della serialità televisiva ha vissuto qualche anno fa una clamorosa ribalta, tanto da venire assimilato – almeno per la vulgata – come una sorta di temibile avversario del cinema. Oggi siamo in una fase, se così si può dire, di normalizzazione. Si producono ancora serie in massa, ma l’esperienza delle suddette non è più comunemente percepita come una minaccia per i film. Guardare serie televisive è un fatto di gusti, ma può essere serenamente complementare a guardare cinema. È un fatto di abitudini e di diete mediali. Il sottoscritto, personalmente, continua a preferire i film, ma è altra storia.

C’è, nel ramo della serialità televisiva, un’espressione fra il tecnico e il gergale connotata in maniera negativa. Si tratta di “episodio filler”. Sarebbero, in buona sostanza, quegli episodi “riempitivi” che servono alle produzioni per allungare il brodo, senza contribuire davvero allo sviluppo della trama. Chi guarda le serie lo fa, sostanzialmente, per tre ragioni — sovrapposte, ma riferite a piani diversi dell’esperienza estetica: per moda o per FOMO (le guardano tutti, e quindi bisogna farlo anche noi, per non “rimanere indietro”), e questa è una causa se vogliamo sociologica; perché in cerca di certe “sensazioni”, come quelle che ci possono dare un’antologia horror o un certo tipo di dramedy, magari asiatica, e questa è una ragione “atmosferologica” (mutuo il termine, in effetti, dall’estetica); per la trama, che per le serie televisive è fondamentale, e questa è diciamo una ragione semiotica.

La serialità televisiva, a meno di non discettare di casi rari (non mi si tiri fuori, per esempio, Twin Peaks), è un fatto di diegesi. I più grandi casi storici di serialità televisiva, sia quella pre-netflixiana (Buffy, LOST), sia quella post-piattaforma (Breaking Bad, Game of Thrones), hanno edificato il proprio successo su un’attentissima architettura fatta di cliffhanger, svolte, obiettivi da raggiungere, cattivi da sconfiggere e così via. Questo per innumerevoli episodi, archi narrativi, stagioni. E quando devi sostenere una trama tanto a lungo, avendo magari firmato contratti per un certo numero di ore di girato, hai bisogno – appunto – ogni tanto di “riprendere fiato”. A questo servono gli episodi filler: danno la possibilità alla trama di respirare.

Ne consegue che il consumatore medio di serialità televisiva, affamato di svolte narrative, non può che considerarne gli episodi filler come elementi deteriori, tanto da arrivare al punto di saltarli a piè pari. Fa parte di una delle tante modalità di consumo compulsivo degli audiovisivi, come quella, sempre più diffusa, di guardare film e serie a velocità aumentata. Chi ha tempo non aspetti tempo. Ma se invece proponessimo un atteggiamento contrario? È noto fino alla nausea come l’attention span sia diminuito drasticamente. E sappiamo anche che questo è solo uno dei sintomi di un generale deterioramento cognitivo, legato a un ambiente mediale iperstimolante, con il quale in fondo non siamo capaci di interagire se non nella corsa dell’abbuffata passiva. Gli episodi filler, allora, proprio nella loro natura riempitiva e anticlimatica, potrebbero rappresentare un contraltare stimolante, ci costringono a confrontarci con la responsabilità di non assecondare sempre, e a tutti i costi, la nostra dipendenza dalla diegesi. Ciò che molti considerano il male dei filler potrebbe essere invece la risposta necessaria a farci ridiscutere il funzionamento delle nostre categorie estetiche, e anche la totale irrazionalità del nostro bisogno costante di narrazione (bella o brutta poco importa) a tutti i costi.

In un thread Reddit su Breaking Bad di qualche anno fa un utente dal nome yuh_get-it_i-guess domanda: “Sono attualmente al decimo episodio della terza stagione, quello intitolato “Fly”. Ho visto persone dire che è buono per lo sviluppo del personaggio ma non tanto per lo sviluppo della trama. Non sono sicuro se saltandolo perderò punti cruciali della trama o altro, quindi qualcuno può aiutarmi? Grazie”. Si tratta di un cosiddetto “bottle episode”, cioè un episodio prodotto a basso costo, in un unico set, in effetti molto “filler”, chiaramente inserito per ragioni produttive. Eppure, è noto che sia un episodio fondamentale nello sviluppo del personaggio principale. Forse, allora, bisognerebbe rispondere a domande del genere così: non saltarlo, anzi, guarda solo quello. È tutto il resto, in fondo, a essere accessorio.

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