Lamæntinus

Cose di cui francamente nessuno sentiva il bisogno

Roger Rabbit 2: come si innesca una passione

Ricordi di un film che non c’è stato.

Nel 2022 Giulia Carluccio e Adriano D’Aloia hanno curato un libro per Marsilio dal titolo L’invenzione del futuro: trent’anni di cinema e media audiovisivi in Italia. Il tomo è uno strumento prezioso, perché ripercorre la storia breve ma ricca e intensa degli studi accademici dedicati ai sistemi del cinema e degli audiovisivi su suolo italiano. Una storia che vede incontrarsi molte tradizioni disciplinari e passioni personali, e che è qui trattata e con piglio ricognitivo e con la volontà di trarre un bilancio del trentennio.

A chiusura del volume, composto di interventi brevi ma puntuali e puntuti, che mappano con grana fine lo stato dell’arte, una golosissima sezione dal titolo Les films de ma vie. Questa raccoglie per quasi ogni membro della CUC – Consulta Universitaria Cinema, una piccola recensione/riflessione su un film a scelta, eletto simbolicamente a film della vita. Assieme, queste schede, fotografano un orizzonte emotivo unico, fatto di memorie dell’infanzia, idealizzazioni, idiosincrasie, tentativi di far emergere titoli inconsueti o di confermare cult negletti. Sfogliarle è un piacere, un appuntamento al buio, una forma di conoscenza cinefila che fa venire l’acquolina in bocca.

Io ho scelto, per l’occasione, Chi ha incastrato Roger Rabbit. Qui di seguito le mie quattro righe:

Recentemente ho trovato in uno scatolone nella cantina dei miei una vecchia letterina che scrissi a Babbo Natale, qualcosa come vent’anni fa. Chiedevo la VHS di Roger Rabbit 2. Purtroppo quel regalo non arrivò mai, non perché fossi stato cattivo quell’anno, ma perché quel film non venne mai girato. È che io ne volevo ancora. Cartoni animati e persone vere che convivono, potete crederci? E poi quell’atmosfera noir, la Hollywood degli anni quaranta, la battaglia al pianoforte fra Paperino e Duffy Duck, Betty Boop in bianco e nero in un mondo a colori. L’atroce salamoia. La sexy Jessica Rabbit. Infine Cartoonia, cui si arrivava attraverso un tunnel lunghissimo: nel mondo degli umani era notte, ma lì il sole cantava e c’era un caos meraviglioso. Solo dopo sono arrivati gli Haneke e i Tarkovskij. Ma tutto, credo, partì da lì, da un coniglio animato casinista, e quei geni di Zemeckis, Spielberg, la Amblin. Ecco, semplicemente ne volevo ancora, e non ho mai smesso di volerne da allora.

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